La terapia del sorriso: 15 minuti che cambiano la vita

Un naso rosso, una parrucca appariscente e tanta forza di volontà. Sono gli elementi molto semplici di un grande dono da poter offrire soprattutto a chi sta male. Lo racconta una nostra nuova redattrice dopo un incontro con una docente del nostro Istituto che spiega per esperienza personale come il sorriso sia una delle cure più efficaci nei reparti degli ospedali.

 

 

“Se il sorriso è la strada più breve per arrivare al cuore, e lo sguardo è il ponte  che collega il cuore all’anima, il naso rosso è la magia che trasforma la tristezza in felicità”.

 

Ridere per noi è un gesto talmente ovvio che molto spesso non ci rendiamo conto di quanto possa essere di beneficio riuscire a suscitarlo nei meno fortunati. Il dottor Patch Adams, nel 1977, fondò il “Gesundheit! Institute” proprio per questo motivo: era infatti convinto che l’allegria riuscisse ad alleviare il dolore dei suoi pazienti, ma soprattutto a curare le malattie di cui erano affetti, se associata alle dovute cure. C’era chi dubitava, chi osteggiava o chi giudicava, ma il percorso di Adams andò avanti fino ad arrivare anche a Sassari, esattamente 17 anni fa, quando Anna Parini fondò l’associazione “Happy Clown” insieme ad un gruppo di altre persone interessate al progetto. Regalare un abbraccio, un sorriso, una risata: è l’obiettivo dei volontari di questa associazione. Al Liceo Azuni lavora uno di loro, la professoressa Maria Angelica Solinas, docente di Religione, che con un grande sorriso e un po’ di emozione mi ha dato l’opportunità di parlarvi di questa iniziativa. Mi ha raccontato di avere conosciuto l’associazione grazie ad un progetto in collaborazione con la Caritas, che spiega nelle scuole come i clown si recano settimanalmente nei reparti di Pediatria e di Neuropsichiatria Infantile degli ospedali, nelle case di riposo e negli HUB vaccinali per assistere i bambini e distrarli da quegli ambienti sicuramente non adatti a loro. Si tratta di visite della durata di qualche decina di minuti, che grazie a qualche parrucca appariscente e a qualche naso rosso si trasformano in esperienze difficili da dimenticare. Difficili soprattutto per i volontari, i quali subiscono un coinvolgimento emotivo talmente forte da doversi preparare per quasi un anno, prima di entrare nei reparti, in corsi di formazione e incontri con psicologi : tra l’altro, proprio per questo motivo sono in tanti ad abbandonare l’impresa. La professoressa mi ha rivelato come, con queste visite, riesce ad entrare nel cuore e nella vita delle persone anche soltanto con un sorriso, una carezza, una chiacchierata e come i genitori dei bambini ricoverati guardano con le lacrime agli occhi i loro figli felici dopo tanta sofferenza. Sono bambini in situazioni difficili, lontani dalla nostra normalità. Ma in fondo, che cos’è la normalità? E’ anche questo il lavoro dei clown: far sentire i pazienti capiti e ascoltati in un mondo che spesso fa credere di non avere spazio per loro. “Alla fine mi chiedo: che cosa ho fatto?”, mi ha confessato la professoressa. Ebbene, sono proprio i piccoli grandi gesti a poter cambiare il mondo se ognuno di noi si impegna, come lei, a compierli giorno per giorno.

 

Laura Pintore
Classe 1^C Liceo Classico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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