Il mondo classico è ancora presente nei tempi moderni?

Una nostra redattrice ci propone un tema già altre volte discusso , ovvero quello del valore sempre attuale dello studio delle lingue e delle civiltà greca e latina, e lo fa raccontando in modo schietto la sua esperienza diretta. Quale miglior modo di dare risposta ad una domanda ormai ricorrente?  

 

Puella, puellae, puellae, puellam, puella, puella: questa è stata la primissima cosa che ho imparato appena entrata nel misterioso mondo del Latino, una lingua morta. Spirito aspro, spirito dolce, accento grave, accento acuto e accento circonflesso: questa, invece, la prima cosa che ho imparato studiando il Greco, anch’esso una lingua morta. Ebbene si, frequento uno degli indirizzi più “illuminati” tra quelli dei licei e passo più della metà del mio tempo a studiare lingue, culture e tradizioni morte, che non mi serviranno mai a nulla. Ma è davvero così? Davvero impiego i miei pomeriggi a studiare cose inutili? Davvero tutta la mia vita scolastica gira, praticamente, intorno a lingue morte, scomparse nel nulla, vittime dell’oblio? Ovviamente no. Tutto intorno a noi, infatti, se ci pensiamo, gira intorno al Greco ed al Latino, e non sto parlando soltanto di declinazioni o di paradigmi, ma di storia, di cultura…dalla etimologia di una parola alle vicende dei vari popoli. Per prima cosa voglio affermare che studiare il Latino e il Greco contribuisce a sviluppare il così detto “problem solving”, cioè l’attività intellettuale che si mette in atto per giungere alla risoluzione di un problema. Per di più, la vita intellettuale dell’Europa, il suo pensiero filosofico e morale hanno le loro origini nell’opera dei pensatori greci e ancora oggi, dunque, dall’attività greca nel campo intellettuale si può trarre stimolo e incoraggiamento. Inoltre, studiare Greco e Latino permette di apprezzare e comprendere maggiormente molti aspetti della realtà e favorisce la comprensione del presente come epoca che è figlia del passato perché le nostre tradizioni occidentali hanno le loro radici nella cultura greca e romana.

 

 

Studiare la civiltà, la letteratura e la lingua greca e latina, dunque, è un po’ come conoscere meglio un proprio progenitore e quello che gli antichi greci e latini ci insegnano meglio, secondo me, è la disciplina, il rigore ed i sacrifici che richiede lo studio, sempre memori del fatto che non a tutto si arriva con l’intuizione ma che bisogna imparare ad avere perseveranza, pazienza, meticolosità e concentrazione. Serve o meno imparare tutto ciò? Beh, questo decidetelo voi. A questa domanda sa sicuramente rispondere Roberto Vecchioni, cantautore ed ex professore di Latino e Greco. Egli afferma che la mentalità culturale in Italia è malata subliminalmente di paneconomia e che il valore di qualsiasi bene è ragguagliato alla sua potenzialità economica, mentre il nostro vero patrimonio è quello culturale. Vecchioni dice anche  che quando parliamo di classicità non possiamo usare il tempo passato. Il mondo greco, come quello romano, sono in noi come l’ultimo anello di una catena che non può avere punti di rottura. Per questo è importante la conoscenza della cultura da cui proveniamo, per ricordarci come tutto è iniziato. Atene, Roma, Lucrezio e Seneca possono essere i nostri interlocutori. Possono esserlo non perché sono i nostri modelli ma più semplicemente perché ci hanno preceduti nelle nostre stesse domande e perché, allergici al pensiero unico, ci hanno mostrato visioni differenti e tra loro antagoniste spingendoci a fare ragionamenti  che ci portano alla libertà, alla libertà di pensiero. Quindi puella, puellae, puellae, puellam, puella, puella continuerò a studiarlo perché mi renderà libera.

 

Enrica Chisu
Classe 2^ D Liceo Classico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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