Estia, la dea del Focolare

Dopo un primo articolo nel quale ci ha parlato dell’importanza del vero ruolo di una figura mitologica, una nostra redattrice ci conduce nuovamente nel meraviglioso mondo dei miti classici alla riscoperta di un altro suggestivo profilo femminile. 

 

 

Estia, la dea del Focolare

Sono molte le figure mitologiche che, ai giorni nostri, vengono dimenticate o, almeno secondo me, rappresentate in modo sbagliato: fra queste c’è anche Estia, la dea del Focolare. Nonostante sia una delle divinità che trovano casa nell’Olimpo, quindi una dea maggiore, sono poche le volte in cui la sua figura appare in libri, film o in generale nei media. Estia è la dea del Focolare e della famiglia: primogenita di Crono e Rea e sorella di Zeus, ottiene da quest’ultimo l’onore di preservare eternamente la sua verginità, infatti fa parte delle tre dee vergini dell’Antica Grecia insieme a Atena e Artemide, ovvero le uniche dee in grado di non cedere al potere di Afrodite e di poter contare sul culto a loro riservato in ogni casa e in ogni tempio. Estia era una dea di grande importanza nei tempi antichi: come primogenita di Crono e Rea era la prima a essere evocata durante i rituali, era considerata anche protettrice delle città greche e, essendo la personificazione stessa del fuoco e del focolare, era molto importante per i rituali che proprio del fuoco prevedevano l’uso. Il fuoco degli altari e dei templi veniva lasciato costantemente acceso in suo onore e in ogni città c’era un focolare sempre acceso nell’edificio principale. Chiunque decidesse di lasciare la propria città, inoltre, portava con sé una torcia accesa in questo focolare, chiamato pritaneo, secondo un’usanza che è arrivata fino ai giorni nostri con le Olimpiadi, ed esisteva anche un rituale con cui i neonati entravano a far parte della famiglia tenuti in braccio dal padre mentre egli girava proprio attorno ad un focolare. Estia abitava sul monte Olimpo, o meglio vi dimorò fino a quando  decise di cedere il posto a Dioniso, e da lì non si spostava evitando di occuparsi delle faccende mortali come invece facevano gli altri dei. A questo e alla sua rappresentazione molto rara sotto forma umana si deve il fatto che non appare nei miti e nelle leggende e, di conseguenza, l’essere meno conosciuta rispetto agli altri dei, mentre a mio parere merita di esserlo molto di più.

 

Sofia Losengo
Classe 3^ E Liceo Classico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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